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Candele spente

Mi è tornato in mente quando mi dicesti “sai, non trovavo il numero della zia di Napoli, allora ho fatto il numero del nonno perché ho pensato che di sicuro lui lo aveva”. E mi sembrò dolce ma anche un po’ assurdo, perché nonno non rispondeva più a quel telefono da anni ormai.

Volevo dirti che è così che mi sento. Quando non trovo un maglione nell’armadio o un utensile in cucina, vorrei urlarti una domanda banale per sentire la tua voce provenire dall’altra camera, o il tuo passo inciabattato perché “tanto sta là, non trovi mai niente”.

E mi si è fermato in gola un “sì, andiamo, ma prima avvisa mamma” l’altra sera, prima di uscire con papà.

Forse adesso lo capisco anch’io cosa significa aver sempre riposto tutta una serie di certezze in una persona per trovarsi a mani vuote. Un po’ come se tu ci sia sempre, un po’ come se non ci sia mai stata.

È il secondo compleanno senza nessuno a cui fare gli auguri.

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Sei mesi e cinque giorni

E pensavo “che scema, farmi gli auguri anche su facebook quando sei nella stanza accanto”.
Ma stamattina quella chiamata non è arrivata, e non arriverà.

È un po’ come se me li avessi fatti anche quest’anno.
Grazie.

Discorsi strani

Mi sento spregevole, ma oggi  non voglio sentirti.
Voglio prendere le distanze da tutto e da tutti, anche da te. Te, che vivi il qui ed ora e non vuoi guardare al domani. Te, che non sai dire “mai” e neanche “sempre”.
Te che non mi hai scelta, che hai accettato quel che capitava. E che ora ne sei felice, ma mi lasci sempre con un “e se…” in gola.